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Eppur si muove ...

di Sergio, IK0FTA

 

Anche se con lentezza (e con fatica) qualche cosa comincia a muoversi...

 

L'articolo di fondo dello scorso mese (Ci stiamo perdendo il sud) ha cominciato a dare i suoi frutti e due o tre amici del centro-meridione (che in passato non avevano mai manifestato le loro opinioni in merito) hanno fatto presente la loro volontà di cominciare a collaborare sia col Gruppo (e rammento per tutti che, per far ciò, non è necessario essere iscritti) sia ad "esporsi" più direttamente in ambiti più ampi. È stato un piacere vedere che, seppur timidamente, alcuni OM, sentitisi “compresi” abbiano cominciato a farsi avanti per mostrare la loro solidarietà, non a me, quanto al contenuto dello scritto (che nel suo intento innovatore non ha precedenti "storici").

Il testo è stato apprezzato sia per la pacatezza che per la propositività. Alcuni hanno anche mostrato soddisfazione perché si dava voce, per la prima volta, a quel senso di disagio vissuto da chi, causa la scarsa rappresentatività territoriale del manageriato VHF, si sente trascurato, poco valorizzato e per nulla coinvolto.

 

Mi auguro che gli amici con cui ho parlato mantengano i loro propositi e rendano presto palesi le loro idee e la loro disponibilità a collaborare non solo col Gruppo o con me, ma anche con altri siti di interesse radioamatoriale e RR.

Non è facile “risvegliare” l'entusiasmo associativo in coloro che, per decenni, si sono sentiti abbandonati e senza possibilità di aver voce in capitolo nel mondo da loro amato e frequentato. Spesso, come sempre accade, bastano poche righe per far scattare quel minimo di orgoglio sopito per far rivivere o nascere grandi idea e, con esse, fare grandi cose.

Coraggio ragazzi, non perdiamo questa occasione, potrebbe essere una delle ultime! Uscite allo scoperto, fate sentire la vostra voce non solo nei pile-up o nel fare cq!

I vostri scritti tecnici, quelli di cultura operativa, di etica radioamatoriale, saranno sprone per dar vita ad un complessivo rinnovamento delle politiche VHF nazionali. Forse, finalmente, nelle riunioni, su RR, sui siti, si potrà parlare o leggere qualcosa d'altro oltre che di contests.

Le gare, seppur interessanti, hanno "fagocitato" (e da non meno di un ventennio) quasi tutte le energie e gli spazi “giornalistici” dedicati agli appassionati dei 6m e delle VHF in genere. Stessa “invasione” fatta in banda con l'enorme, incontrollata, proliferazione dei contests con grande disagio agli operatori DX! Eppure, come è sotto gli occhi di tutti, coloro che vi partecipano sono talmente pochi da non poter giustificare tutta questa attenzione soverchiante se non pensando che, spesso, chi dovrebbe curare anche (e soprattutto) gli interessi di tutti (tramite un serio controllo, articoli di etica e di operatività) trova più semplice e sbrigativo riempire pagine e pagine di listati piuttosto che impegnare tempo e capacità nel produrre scritti che richiedono tempo e una decente preparazione culturale per divenire testi “qualificati” e “qualificanti”.

 

A mio parere il problema, oltre che nella necessaria suddivisione “territoriale” degli incarichi manageriali (di cui ho già parlato) è da affrontarsi rivedendo le metodologie di scelta con cui i vari coordinatori vengono selezionati.

Spesso gli incarichi sono assegnati (o ottenuti) grazie a conoscenza diretta più che per reale ricerca fra una rosa di persone competenti.

In genere, per l'assegnazione dei compiti, ci si ferma a selezionare i “candidati” (ma il termine è improprio) basandosi su coloro che partecipano, usualmente, ai due meeting “nazionali” VHF (per ora Ravenna e Terni). I selezionatori dimenticano, però, che “quei” meeting rispecchiano quasi esclusivamente la realtà di coloro che fanno gare. Non si tratta, infatti, di giornate annuali dedicate a conferenze, sessioni studio, ma a lunghe (a volete estenuanti) premiazioni allietate, spesso, da pantagrueliche mangiate. Ad onor del vero il Simposio di Terni ha un suo preambolo nel test delle antenne ma sembra che tale prova non sia sufficiente per attrarre un ragionevole numero di OM. In generale gli unici punti “scottanti” che vengono discussi in questi incontri riguardano le proposte di “marginali” modifiche a questo o quel regolamento di una o più gare. Che tristezza!

Partendo da questo limitato tipo di “presenza-preselezione” il nuovo “adepto” viene “investito” dell'incarico di coordinatore senza un vero “consenso” generale. È una nomina un poco anomala simile a quella che faceva il re nell'assegnare ad un conte un territorio di vassallaggio. Per coloro che non sono presenti alle riunioni non c'è possibilità di esprimere il proprio gradimento o ottenere la revoca dell'incarico affidato all'incaricato. A riprova di quanto dico basterà rammentarsi di quante volte, in passato, il call di un “prescelto” sia risultato ai più, almeno fino al momento della nomina, quello di un perfetto sconosciuto.

Attenzione! Ciò non vuol dire che il “tapino” di turno (uso il termine tapino perché è bene rammentare che gli incarichi non portano in un prato di rose e fiori, anzi!) non sia bravo e competente. È un dato di fatto tuttavia che un “signor nessuno”, così “eletto” almeno all'inizio del proprio mandato, difficilmente potrà avere godere di quel consenso e quell'autorevolezza, nei confronti del “popolo”, tale da poter imporre (se necessario) delle scelte “impopolari” come potrebbe essere la riduzione dei contests, una maggiora severità nel rispetto del B.P. o l'introduzione di maggiori finestre di interdizione alle gare. Per far questo ci vogliono persone non solo brave e di buon senso ma anche e soprattutto di indiscussa autorevolezza e professionalità.

 

Le sfide del secondo decennio degli anni duemila non possono essere affrontate solo da persone che, sebbene serie ed oneste, risultano essere più dei “contabili”, ovvero dei corretti "contest manager" (siano pur dei bravi operatori), ma non dei “manager” nel reale senso della parola.

Chi gestisce un ruolo di "dirigenza", oggi come oggi, ha il dovere di rendere pubbliche le proprie professionalità e competenze. Non si può più pensare di avere dei generali che non abbiano alle loro spalle una seria “accademia” oltre che una lunga gavetta.

Non credo sia più il tempo, ad esempio, di proporre delegati alle conferenze IARU privi della corretta padronanza sia della lingua inglese che delle conoscenze giuridiche relative alle norme nazionali ed internazionali sulle radiocomunicazioni. Allo stesso modo non è più pensabile che ci si raffronti, sia pur solo per iscritto, con il Ministero dello Sviluppo Economico senza inviare documenti redatti con ragionevole preparazione giuridica.

Le recenti esperienze in merito all'assegnazione temporanea della banda dei 70 Mhz dovrebbe far riflettere sul fatto che non è più l'epoca del romano: "volemose bene"; se si vuol ottenere qualche cosa dalla Pubblica Amministrazione occorre che nel formulare le richieste si sia, poi, in grado (all'altezza) di dialogare con essa. È necessario, quindi, avere delle “ragionevoli” credenziali culturali oltre che radioamatoriali.

Oggi le benemerenze scientifiche e sociali dei radioamatori sono molto “diluite” dalla tecnologia della rete e dai telefonini. Per ottenere qualche vantaggio occorre che le richieste siano formulate acutamente, corredando le stesse da con documentazioni scientifiche adeguate, Non a caso l'autorizzazione per la sperimentazione 4m, ottenuta in passato, è stata concessa ad una Università (centro di ricerca) e solo "notificata" alle varie Associazioni di OM. Un dato di fatto che, purtroppo, non solo non è stato posto in adeguato risalto ma, da alcuni, volontariamente taciuto.

 

A mio giudizio, i “manager” ed i prossimi coordinatori andranno scelti, dal subentrante C.D. nazionale A.R.I., non solo basandosi, come fin'ora è successo, sul semplice "passa parola" (o tramite le "conoscenze") ma tramite una sorta di “bando aperto” ove chiunque si senta in grado di ricoprire un incarico possa candidarsi presentando un curriculum "professionale" da rendere di pubblico dominio. Ciò permetterà a tutti gli OM di conoscere non solo i profili dei vari candidati ma anche di farsi un'idea dei “titoli” e delle “benemerenze” possedute da chi si propone a ricoprire un ruolo “pubblico” (titoli non solo in ambito radioamatoriale ma anche culturale e professionale) rendendo più “trasparenti” le modalità di selezione.

Oltre alle competenze i candidati dovrebbero essere scelti (come ho detto nel precedente articolo) anche considerando una equa ripartizione territoriale prevedendo, ad esempio, una rappresentatività del tipo 2/2/2 (Nord/Centro/sud) e ciò sia per ridurre i costi di eventuali trasferte (i coordinatori potrebbero dividersi le aree di competenza geografica così che, nel rappresentare l'Associazione in ambito territoriale, vi sarebbe un abbattimento delle spese) sia per garantire, nelle aree meno "sviluppate", una maggiore “presenza fisica” al fine di far sentire i “residenti” meno “abbandonati” e, quindi, permetter loro di progredire più rapidamente.

Ad onor del vero propenderei anche una rivisitazione degli incarichi; come nelle HF ci dovrebbe essere un solo coordinatore che si occupi dei contests (o al massimo due; direi che un contest manager VHF ed uno UHF ed up sarebbero più che sufficienti) mentre gli altri si dovrebbero interessare della “reale” gestione delle gamme e/o dei modi operativi (es. manager VHF, UHF, SHF, Beacon, EME, Ponti ripetitori e Dstar), preoccupandosi del rispetto dei B.P., dell'assegnazione delle frequenze, dei beacons e dei ripetitori. Per quanto riguarda questo tipo di autorizzazioni, tra l'altro, a mio parere, andrebbero “centralizzate”. Quindi concordate con le Sezioni prima che beacons o ponti vengano installati e prima che venga presentata la richiesta di autorizzazione al Ministero.

I manager, insomma, dovrebbero fare quel lavoro a “monte” di reale coordinamento (magari anche “fisico”, nell'occuparsi della richiesta delle autorizzazioni), cosa che, a rigor di statuto, sempre a mio giudizio, si può imporre sia ai soci che alle Sezioni così come si è imposta la pubblicazione dei risultati dei contests solo sugli organi ufficiali ARI (anche se proprio questa “regola” è stata disattesa dagli stessi soggetti che l'hanno imposta).

 

Per quanto riguarda le gare il manager preposto, sentito il parere del manager di banda, dovrebbero occuparsi di contingentarne il numero assegnando un numero massimo, annuale, di “slot temporali” disponibili. Meglio ancora sarebbe centralizzare tutte le competizioni lasciando alle Sezioni organizzatrici il solo compito di gestire le premiazioni.

Questo tipo di “accentramento” a qualcuno potrebbe (e giustamente) sembrare “castrante” a discapito dell'autonomia delle Sezioni. Io, però, vorrei fare osservare come, oggi, non vi sia alcun limite massimo alle gare che una sezione possa indire. Molte Sezioni presentano dei regolamenti multipli che permettono lo svolgimento di competizioni a partire dai 50 Mhz fino alle SHF. Questo comportamento “occupa” un numero elevato di “slot” che, invece, potrebbe, proficuamente, essere reso disponibile per altre Sezioni. Partendo da questa considerazione non sarebbe meglio, ai fini del pluralismo, prevedere che le Sezioni possano indire non più di una gara (con un massimo di 1 o 2 frequenze coinvolte) e che la stessa si possa, debba, svolgere in un unico giorno durante l'anno?

 

Per questo mese mi fermo; la carne al fuoco è tanta, come al solito ho toccato gli interessi di parte di alcuni e mi scatenerò addosso qualche nuova antipatia ma lo faccio volentieri perché sono sicuro che la maggioranza dei radioamatori italiani (e dei soci ARI) sarebbero ben felici di avere un sistema di coordinamento qualificato ed efficiente assieme a norme chiare ed applicabili.

Chi ha veramente a cuore le VHF, UHF, SHF in Italia, anche se non completamente d'accordo con me, è invitato a meditare e ad sviluppare queste o nuove idee.

 

Sergio, IK0FTA

 

 

 
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