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Scritto da IK0FTA   

 

Ci stiamo perdendo il sud.


di Sergio Roca, IK0FTA

 

Quello che sto per scrivere non piacerà a qualche lettore, lo posso comprendere, altri storceranno il naso, è plausibile, ma la mia volontà, questo mese, è quella di mettere in risalto alcune “storture” del “sistema VHF” nazionale non per criticare o andare contro qualcuno ma per cercare una “unità nazionale” che dovrebbe stare a cuore alla maggior parte degli OM italiani.

I dati che analizzerò richiedono cura ed attenzione; da questi, trarre delle conclusioni può indurre a commettere errore (e di questo me ne assumerò la responsabilità). Un errore più grande però sarebbe quello di non prendersene cura in assoluto ovvero guardare, questi dati senza formare una opinione “critica” per trarne qualche suggerimento per il futuro.

 

In parte la volontà di scrivere sul tema di cui leggerete lo devo ad un interessante articolo di IV3SIX, Claudio, pubblicato sul numero di dicembre 2010 di RR.

Il tema è, come dice il titolo, abbastanza scottante perché (ovviamente secondo il mio modesto parere) si sono verificati e tendano ulteriormente a consolidarsi fenomeni di “disaffezione”, da parte di OM del centro e del sud, all'attiva partecipazione alla vita associativa nonché alle gare nazionali sia sui 50 MHz che, più in generale sulle VHF.

 

Tutti oramai (o quasi) sono concordi nel dichiarare che le gare in VHF, ed in 6m in particolare, sono troppe e, nella maggior parte dei casi, inutili in quanto non servono a “movimentare” in modo significativo gli operatori né, tanto meno, l'attività DX sulla gamma. Mi sembra che, nessuno, però, si sia chiesto come mai vi sia una disaffezione particolarmente acuta da parte degli OM del centro e del sud che, invece, nelle varie classifiche internazionali (e spesso nelle competizioni estere) brillano per piazzamenti eccellenti.

 

Claudio, nel suo interessante trafiletto, afferma che è necessario “salvare” l'annuale momento di incontro del centro Italia di Terni (inaugurato sin dai lontani anni '80 ad Orvieto grazie ad I0FHZ) che a causa delle scarsa partecipazione potrebbe non avere più ragione d'essere raffrontata con l'altra riunione “nazionale”, il convegno Romagna di Ravenna (anch'essa istituzione ormai pluridecennale).

La proposta del dimissionario manager VHF nazionale gli fa onore in quanto, lui, uomo del nord, si è reso conto del assoluto bisogno di un momento aggregativo meno “settentrionale” per ciò che concerne le gamme alte.

Qui parte, però, la mia “provocazione”, che verrà successivamente argomentata. Mi sono chiesto, infatti, se il problema non dovesse essere “ribaltato”. Io, infatti, comincio a sospettare che, alle riunioni, per avere una maggiore partecipazione del sud, ma anche una partecipazione più qualificata del nord, forse, sarebbe meglio sacrificare Ravenna e creare, oltre Terni, un punto di aggregazione in Campania o in Basilicata; insomma ribaltiamo il problema!

 

Molti di voi, soprattutto i lettori che abitano al Nord, saranno saltati sulle sedie; prima di linciarmi, tuttavia, se avete VERAMENTE a cuore le VHF in ITALIA (sottolineo in Italia) cominciate col chiedervi se, dalle vostre parti, si fanno DAVVERO le VHF/UHF per l'ITALIA e se, il primato delle VHF in Italia sia davvero del Nord su tutte le gamme dai 6m a salire.

 

Procediamo con ordine.

Sono stati recentemente pubblicati i risultati finali dei Trofei ARI 50 Mhz del 2010. Ci sono stati 98 partecipanti in tutto (sommando la categoria stazioni fisse e portatili).

Si tratta di un numero risibile di partecipanti; se li spalmiamo sulle 6 gare si ha una media di 15 partecipanti a gara. Di questi solo 24 (sempre sommando stazioni fisse e portatili) hanno fatto almeno 3 gare mentre quelli che hanno partecipato ad una sola gara sono oltre il 50% dei competitors.

Due dati “disaggregati” sono molto interessanti; i contests con MINOR partecipazione sono quelli dei periodi in cui c'è maggiore attività in gamma e propagazione (contest Gargano, Lario e Sicilia). Sono quelli che si svolgono tra maggio ed agosto. Il minimo sembra ottenerlo proprio il contest Sicilia di agosto (ma magari il motivo è solo a causa dell'elevato numero di operatori in ferie). La situazione dei partecipanti, divisi per call area, è seguente: 23 partecipanti in zona 5, 20 in zona 3, 19 in zona 4, 17 in zona 2, 9 in zona 0, 5 in zona 1 e solo 1 in it9, i8, i7, i6, nessun Sardo.

 

Partendo da questi primi dati ho controllato anche i risultati dei trofei ARI 144 MHz. Se qualcuno pensa che la situazione sia differente si sbaglia. Ci sono stati 96 partecipanti divisi tra le categorie singolo e multi operatore (ho evitato di contare anche la classifica “6 ore”) di cui 30 in zona 3, 21 in zona 2, 13 in zona 5, 12 in zona 1 e 4, 2 in I6, I8, IT9, solo 1 in I0, IS0, I7 ed I8.

 

È evidente che questo “quadro” non rispetta la realtà “operativa” nazionale anzi, come dicevo prima, la situazione, almeno per quanto riguarda i 50 MHz, è completamente ribaltata.

Se dai 2m in su, il tropo, soprattutto con i paesi del centro Europa, permette agli operatori del nord di essere in pole-position, in 6m il polo di eccellenza è nel centro-sud che ha un evidente situazione di preponderante superiorità. Come mai allora il centro-sud, alle riunioni ed ai contests, anche sui 6m, è così poco presente?

 

Ho cominciato col pensare che, gran parte di ciò sia dovuto alla scarsa presenza sul “territorio” di “mentori” culturali. Negli ultimi decenni il management “territoriale” delle VHF in Italia ha avuto una rappresentanza perfettamente in linea con i partecipanti alle gare citate: preponderanza del Nord e quasi totale assenza del centro-sud. Scelte politicamente corrette ma, onestamente, non rappresentative della “vera” realtà nazionale se, soprattutto, si vogliono recuperare all'attività ed all' “unità nazionale” altri radioamatori.

In democrazia la rappresentanza “politica” dovrebbe essere proporzionale agli iscritti al voto su base territoriale e agli aventi diritto; non solo in base ai votanti. Forse sarebbe meglio che anche gli incarichi, sopratutto se non elettivi, siano distribuiti con logica di equità territoriale.

 

Lo stesso ragionamento vale per le riunioni; se storicamente si “appoggiano” tutte le riunioni in alcune aree geografiche e non si promuovono quelle in aree più “disagiate” difficilmente si potrà, poi, avviare i “locali” ad un maggiore spirito “corporativo” e, quindi, migliorare la partecipazione a tutti i livelli.

Il management HF, per esempio, è più omogeneo ed anche le riunioni nazionali hanno punti di aggregazione più ampi e differenziati; basti pensare l'alternanza Bologna-Catania per la riunione nazionale HF.

 

Come mai non si propone (o meglio si impone) una soluzione simile nelle VHF? Anche al sud vi sono delle, per ora, piccole realtà locali che sarebbero ben felici di “svilupparsi” se gli si offrisse la giusta occasione e visibilità. Non sarebbe, forse, il caso di rinunciare a Ravenna, tenersi Terni e, magari, favorire un località tipo Foggia, se fosse interessata a farsi avanti?

 

Mi fermo e rifaccio un passo indietro e, a supporto di ciò che propongo, torno al dato fornitoci dai contest.

 

Comincio dai 2m. I partecipanti del Centro-nord non hanno evidentemente effettuato un enorme numero di QSO grazie alla partecipazione di stazioni locali o di QSO fatti con amatori del centro sud. Il numero di collegamenti è così discrepante da quello dei partecipanti (del centro sud in particolare) da non lasciare dubbi; come dice il titolo di questo articolo, “ ci stiamo perdendo il sud”.

È evidente che i nostri amici del centro-nord hanno rivolto le le antenne verso la Germania, la Cecoslovacchia o la Francia. Ma la competizioni non sono italiane? Non sarebbe il caso di far si che i QSO validi per le classifiche nazionali siano solo quelle con altre stazioni italiane e magari per gli stranieri, fare altrettanto in modo da incoraggiare QSO un minimo “interessanti”?

In fondo le nostre competizioni nazionali, sia sui 2m che sui 6m sono ampiamente snobbate, salvo rare eccezioni, dai radioamatori Europei. Chi non si presta a fare dei QSO nell'ascoltare dei corrispondenti indipendentemente dal fatto che un operatore sia in contest o meno? Mattiamo una classifica stranieri dove il punteggio sia dato dall'aver collegato solo italiani; mettiamo una classifica italiani dove il punteggio sia composto anche solo dai QSO nazionali; premiamo magari anche solo il vincitore, anziché pure i “piazzati” ma facciamolo per aree geografiche.

 

Anche i 50 Mhz vedono delle grosse storture; oltre il solito sovraffollamento di gare nei fine settimana (soprattutto quelli estivi in cui la gente è in radio comunque) e il dilagare di: “CQ contest” anche in porzioni di gamma troppo vicine alla finestra intercontinentale (mi continuo a chiedere come mai, nonostante quanto dichiarato e promesso a Ravenna 2008, dopo aver espunto il contest internazionale dalla classifica dei Trofei ARI, non si sia tornati alla “non contest area” da 50100 a 50150), la partecipazione del centro sud è scarsissima. Il dato controcorrente, qui, però è che proprio quella la parte del paese, grazie alla posizione geografica ad avere degli operatori avvantaggiati.

Anche qui le nostre competizioni nazionali non brillano sia nell'attrarre stazioni DX che nel valorizzare le competenze locali.

La soluzione, qui, causa la scarsa possibilità di collegamenti nazionali in tropo,è meno facile ma si potrebbe, tuttavia, proporre qualche innovazione.

In Italia, sembra, che i field day non siano molto di moda ma, dato opposto, vediamo nelle classifiche molte stazioni operare in portatile. Perché non “convertire” una delle tante gare “disutili” in un vero field-day dove è necessario essere in portatile per poter accedere alla classifica?

Tornando allo schema generale, tuttavia, anche qui una suddivisione “territoriale” delle classifiche, potrebbe incrementare l'interesse.

 

Concludendo, se non vogliamo perderci il sud occorrerebbe, a mio parere:

      1. maggiore equità territoriale tra nord, centro e sud, degli incarichi a livello nazionale;

      2. instaurazione di due meeting nazionali annui uno al centro nord ed uno al centro sud

      3. ristrutturazione delle gare premiando i QSO nazionali e premiando i vincitori per “macro aree geografiche”.

 

Ora a voi la parola! Criticatemi, contradditemi ma ... ricordatevi che l'Italia non si ferma a Roma.

 

73 de Sergio, IK0FTA.

 
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